Pietro Cambiaso racconta la sua Marcia - Malaspina Giuseppe

Marcia - Atletica Leggera
Malaspina Giuseppe
Malaspina Giuseppe
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Pietro Cambiaso
STAFFETTA INTERNAZIONALE DEL CANTON TICINO

Nell’ottobre 1972 facevo parte del Gruppo Sportivo dei Carabinieri e sono stato selezionato per partecipare con la nostra squadra alla Staffetta Internazionale del Canton Ticino da Airolo a Chiasso.
 
Il percorso lungo 122 chilometri attraversava esattamente il Cantone italiano e era diviso in cinque tratte di diverse lunghezza e caratteristiche, ciascuna da percorrere da un componente della squadra:
 
*Airolo – Giornico: 31 chilometri di discesa a rompicollo.
 
*Giornico – Bellinzona:32 chilometri in pianura.
 
* Bellinzona – Monte Ceneri:15 chilometri (8 di pianura e 7 di ascesa).
 
* Monte Ceneri – Lugano: 19 chilometri ondulati.
 
* Lugano – Chiasso: 25 chilometri ondulati.  
 

Era la prima volta che la nostra équipe partecipava a questa importante manifestazione che si distingueva rispetto alle gare tradizionali eper noi presentava diversiaspetti di grande novità per la sua specificità di staffetta.   
 
A me era stata assegnata la terza frazione da Bellinzona, il capoluogo del Cantone, alla cima di Monte Ceneri. La distanza era di circa 15 chilometri, di cui otto in pianura e sette di salita. Era un tracciato abbastanza adatto alle mie caratteristiche. Le strade intorno a Genova che erano spessostate territoriodei miei allenamenti comprendevano diversi dislivelli in salita e in discesa. Il mio motto è semprestato “Tante salite, tanta salute”. Ero nel mio!
 
Nel viaggio in treno per la Svizzera i miei colleghi e io eravamo tutti fortemente stimolati. Uno dei motivi che ci spronavano era la partecipazione della squadra del Gruppo Sportivo Fiamme Gialle – Guardia di Finanza.Nell’arco dell’intera stagione, anno per anno, c’erano forte competizione e accesa rivalità sportivafra i due gruppi con andamento altalenante a favore degli uni o degli altri. Appartenevamo alle due formazioni più forti a livello nazionale.Da ciò derivava una comune ferma volontà diprevalere rispetto all’altra squadra.
 
Noi componenti della Squadra eravamo fortemente motivati e ci incitavamo per la prova del giorno successivo. A fine viaggio eravamo divisi nelle varie località, sedi di partenza dellesingole tratte.A quei tempi non esistevano i cellulari; se li avessimo avuti ci saremmo tenuti in costante contatto.
 
La mattina del giorno X l’entusiasmo era alle stelle. La partenza dei primi atleti da Airolo era fissata alle 6.00. Come tutti, non potevo sapere esattamente quando sarei dovuto partire, perché ciò dipendeva dall’andamento delle frazioni precedenti percorse dai miei “coéquipier”. Partecipavano alla gara alcune rappresentative nazionali, tra le quali il Regno Unito, la Svizzera, la Svezia e la Spagna.
 
Erano ormai le 10.00 passate e qualche marciatoredi altre squadre era già arrivatoaBellinzona, mio punto di partenza,e aveva datoil cambio agli atleti scelti per la terza frazione, che era i miei diretti avversari.Sentivo che si avvicinava il mioturno.In effetti ho ricevuto dall’organizzazione un preavviso di un paio di minuti.
 
Al momento di partire ho visto il terzo frazionista del Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle.Ciò mi ha fatto ritenereche fin lì fossimo in testa rispetto ai nostri rivali storici. Era la verità, ma ho saputo che il secondo frazionista della loro squadra era stato investito da un’automobile e probabilmente si era rotto un braccio. Avevano dovuto rinunciare a proseguire.Per un momento mi sono chiesto se anche nella sana attività sportiva accadono talvolta incidenti che potrebbero avere conseguenze molto gravi.Non c’è stato però tanto tempo per riflettere, perché di lì a poco ho ricevuto il cambio dal mio compagno di squadra che era appena arrivato. Ormai ero in ballo e dovevo ballare. Avevo un distacco di circa un minuto dalla squadra della Renania-Palatinato che mi precedeva. Il mio vantaggio era di avere nel mirino il loro atleta e, quindi, di poter fare la gara su di lui. Uscito dal centro di Bellinzona c’era da imboccare una strada lunga e larga, quasi una superstrada con qualche ampia curva. Ho pensato che un buon risultato mi sarebbe statopossibile se avessi potutotagliare le curve per abbreviare il percorso quanto più possibile.Il traffico era vivace e costituiva un problema per la sicurezza tanto più dopo quello che era accaduto al marciatore delle Fiamme Gialle. Mi sono assolutamente concentrato e ho dato un ritmo elevato alla mia falcata.
 
La squadra tedescache ci precedeva non era evidentemente alla prima partecipazione alla gara e,per esperienza, aveva predisposto che i suoi atleti fossero accompagnati da un collaboratore in bicicletta, munito di bandierine per segnalare quando il loro staffettista poteva spostarsi in sicurezza da una parte all’altra della carreggiata.Volevo sfruttare quell’opportunità per avere anch’io una protezione. Gradualmente ho ridotto il mio distacco e mi è stato più facile giovarmi delle loro indicazioni, di cui usufruivo a loro insaputa. Non ero comunque del tutto tranquillo e stavo con un occhio attento dietro di me.
 
Terminata la superstrada,è cominciata la salita di Monte Ceneri, caratterizzata da una strada più stretta e un minore viavai di automobili. Mi ero ormai riportato sul marciatore tedesco che mi aveva preceduto. In salita è stata una bella lotta: nessuno dei due voleva cedere.Alternativamente cercavamo di accelerare per staccare il rivale. Avolte eravamo gomito a gomitoe non abbiamo risparmiato le energie lungo la salita. Passo dopo passo ci siamo avvicinati allo scollinamento che costituiva il termine della frazione, dove siamo arrivati pressoché appaiati.
 
Ho dato il cambio al mio compagno di squadra, a cui ho trasmesso anche il mio pieno entusiasmo e il mio forte incitamento.Sicuramente proseguendoha vissuto emozioni forti, così come tutti gli altri, trascinati dallo spirito competitivotipico della formula a staffetta.
 
A quel punto è venuto spontaneo complimentarci reciprocamente con l’atleta tedesco mio compagno di tratta. Nell’impossibilità di farlo nei nostri idiomi, abbiamo optato per il francese che ambedue conoscevamo.
 
L’organizzazione ci ha raccolto per portarci verso il traguardo finale della manifestazione, che ha avuto notevole successo. Anche il risultato della nostra squadra ha soddisfatto noi atleti e i nostri responsabili.
 
La sera, terminato l’evento, siamo andati in ospedale a fare visita al marciatore infortunato, che ha apprezzato il nostro gesto di amicizia. Eravamo tutti dispiaciuti, però, di non esserci potuti misurare con una sfida “sul campo”per valutare l’équipe migliore.Ci siamo ripromessi di ripetere la prova negli anni successivi per rinnovare la competitività delle nostre squadre.
Pietro Cambiaso
 
RITIRO COLLEGIALE A SCHIO (VICENZA)

 
A partire dal mese di Novembre 1971ho fatto parte del GRUPPO SPORTIVO CARABINIERI con sede a Bologna.
 
Nel mese di Marzo1973avevamo in programma una settimana di allenamenti presso il Centro Sportivo FIDAL di Schio in provincia di Vicenza. Eravamo presenti noi marciatori della squadra dei Carabinieri, insieme ai marciatori stabilmente residenti in quella struttura. Direttore del Centroerail Cav.Pino Dordoni, che con continuitàforniva le linee generali degli allenamenti per il nostro Gruppo sportivo eci seguiva anche durante tutta la stagione agonistica.
Io avevo avuto l’occasione di conoscerlo in un paio di ritiri collegiali in Versiliadurante le vacanze di fine anno (Marina di Pietrasanta nel 1966 e Viareggio nel 1967). In prima istanza mi aveva colpito soprattutto il suo aspetto severo che incuteva un certo timore reverenziale, dovuto anche al suo prestigioso passato sportivo di atleta olimpionico. Successivamente,approfondendo la sua conoscenza,ne avevo apprezzato la signorilità e la bonomia mascherata da un certo rigore.In occasione poi di un trasferimento, mi aveva dato un passaggioin auto in un viaggioe si era creata una certa familiarità.
A Schio avevamo impegnativi allenamenti di marcia di circa 30 chilometri in media al giorno, oltre a esercizi di ginnastica mirati soprattutto a aumentare l’agilità.
 Alla fine dell’allenamento eravamo soliti chiedere quale sarebbe stato il programma del giorno successivo. Il quarto giorno dopo la consueta razione di chilometri abbiamo fatto la consuetadomandaal Cavaliere,il quale ci ha comunicato che, considerati gli elevati carichi di esercizio giornaliero, il giorno successivo avremmo fatto “due passi”.Ci siamo rallegrati tutti di questo programma “soft”. Anche a me sembrava opportuno alleggerire le fatiche quotidiane.
 La mattina del giorno successivo inaspettatamente la sveglia è stata anticipata rispetto al solito e questo mi ha fatto sospettare che il seguito della giornata riservasse qualche sorpresa, magari anche quel giorno ci sarebbe stata una buona dose di chilometri. Di conseguenza la prima colazione è stata particolarmente ricca per tutti con dosi rinforzate di prosciutto, pane, e marmellata.
A seguire abbiamo dato corsoalle indicazioni superiori, ci siamo preparati e ci siamo messi in strada.Il Cavalier Dordoni ci ha sollecitato a avviarci verso Valli del Pasubio. Conoscevamo tutti quella strada per averla già percorsa diverse volte almeno in parte.La via asfaltata dopo Schio (m200 s.l.m.)ha cominciato presto a inerpicarsi e qualcuno della “compagnia”, in vena di scherzare, ha iniziato a aumentare la velocità. Ci sono giornate in cui risulta più difficile mettere in moto il fisico per motivi a volte non perfettamente individuabili. A me è capitata una giornata di quelle e in salita sono stato progressivamente staccato dal gruppo. In questi casi bisogna comunque reagire e superare il momento sfavorevole. Dopo aver scollinatoa passo Xon (m700 s.l.m.),ho imboccato in discesa la valle dell’Agno. Ho cercato di riprendere fluidità di azione. Anche se le ripetute curve non mi permettevano di vedere il resto della compagnia che mi precedeva, la mia attenzione era concentrata nel recuperare i miei colleghi di camminata.Se non ci fossi riuscito, sarebbe stato tutto più complicato.
Raggiunta la ridente località di Recoaro Terme (m445 s.l.m.), sono stato fortunato dal momento che in coincidenza col rifornimentoc’è stato un rallentamento del gruppo che mi precedeva. Io mi sono alimentato in maniera veloce senza fermarmi.Ho assunto una banana etè ben zuccherato. Al giorno d’oggi sicuramente saremmoricorsi a quelle barrette speciali di cui si sente la pubblicità in televisione, ma io sto parlando di un’altra epoca, se vogliamo ancora un po’ pionieristica.
Chi aveva attaccato in salita ha iniziato a mostrare qualchesegnale di fatica. A mio parere, se l’è meritata. e ho potuto ripartire in compagnia.
La strada ha continuato a scorrere in un primo tempo in discesa, poi di nuovo in salita.Ci siamo avvicinati a Passo Priabona (m300 s.l.m.) lungo una strada in leggera ascesa.
Gradualmente si è risvegliato un senso di amichevole rivalità tra i componenti del gruppo. Tutti noi volevamo fare una buona figura e quello era il modo e il momento di mettersi in mostra. Un secondo rifornimento affrontato con “la baionetta in canna” ha ulteriormente spinto ciascuno a tirare fuori anche le risorse nascoste di energia.
Il gruppo si era ormai sgranato e procedevamo singolarmente o coppie. Io non ero né il primo né l’ultimo. La fatica si accumulava, ma avevo ben presente che si trattava di un ottimo allenamento in vista della “cinquanta chilometri” cui intendevo partecipare nell’anno.
Ormai i chilometri erano tanti, ma la metasi avvicinava. Stavamo tornando alla località di partenza, Schio, chiudendo il cosiddetto “giro dei 60”, da intendersi come SESSANTA CHILOMETRI!
Ciascuno misurava le energie residue per distribuire lo sforzo in maniera sostenibile.
Il rientro alla base è stato ben gradito da tutti e ha costituito il termine di quella competitività sportivache ci aveva animato in questa lunga “camminata”. In realtà noi avevamo rapporti amichevoli.
Alle 14.00 eravamo a tavola per recuperare tutte le sostanze che avevamo consumato e abbiamo fatto una robusta mangiata di carboidrati e proteine (pasta asciutta, carne bianca e legumi).
Il Cavalier Dordoni, persona di poche parole, ma colme di saggezza, ha messo il sigillo ad una giornata per me memorabile.Alludendo a Passo Xon e Passo Priabona,ha testualmente detto: “Ve l’avevo detto che oggi avreste fatto solo due passi!”.
 
 
 
 
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